Vari sono i modelli che forniscono una spiegazione del disturbo depressivo; essi si basano su diverse teorie di riferimento. Nell’ambito dei modelli di matrice psicodinamica è utile ricordare: Sigmund Freud, il quale postula l’esistenza di meccanismi psicologici nella cui funzione patogena è implicata la perdita di un oggetto; Karl Abraham, che ha dato avvio allo studio psicoanalitico della depressione. L’interesse di Melanie Klein è, invece, rivolto agli stadi più precoci della vita psichica e alla funzione prevalente dell’ambivalenza nella psicopatologia. La depressione è, per l’autrice, una situazione che implica la mancanza nel soggetto della possibilità di rifarsi a qualcosa a cui appoggiarsi per ricostruire il proprio mondo interno. Per Silvano Arieti sono le circostanze della vita, così come gli schemi psicologici strutturati del paziente, a determinare la depressione che, nelle sue forme lievi, è oggetto di studio da parte di Jules Bemporad. John Bowlby ipotizza che alla base della patologia depressiva vi sia un modello di attaccamento insicuro. Le teorie cognitive, attraverso il contributo di Beck, forniscono un modello interpretativo della depressione secondo il quale le varie forme di psicopatologia manifestano dei disturbi del pensiero caratterizzati da distorsioni cognitive. Per l’autore un ruolo decisivo, nell’insorgenza della depressione, è giocato dalle autocritiche, dalle esagerazioni per le difficoltà esterne e dalla mancanza di fiducia in se stessi. Il modello biologico, complementare al modello psicodinamico, evidenzia l’esistenza di fenomeni neurofisiologici che accompagnano l’esperienza soggettiva della depressione.
Un valido trattamento per la cura della patologia depressiva è la psicoterapia, il cui scopo principale è quello di rendere la persona più consapevole del proprio problema e, al tempo stesso, più capace di farvi fronte. Il trattamento farmacologico della depressione prevede l’utilizzo degli antidepressivi, una particolare classe di psicofarmaci. Il trattamento psicoterapeutico e quello farmacologico sortiscono migliori effetti se utilizzati in modo combinato. Esistono, inoltre, altre forme di trattamento, come l’elettroshock, che vengono utilizzate quando le altre tipologie di cura non si sono rivelate efficaci.
La depressione post partum è una manifestazione depressiva caratterizzata da una sintomatologia che deve avere uno sviluppo temporale di almeno una settimana, e deve provocare un’effettiva mancanza di funzionalità nella donna. Alcuni studi italiani confermano il ruolo delle stagioni nella patologia depressiva e analizzano l’influenza della latitudine e di fattori socio-culturali sull’andamento dell’umore. I disturbi dell’umore, ed essenzialmente quelli di grave ordine depressivo, si riscontrano frequentemente anche nella popolazione anziana.
La depressione nell’infanzia è un disturbo che si presenta con caratteristiche fenomenologiche tali che rendono difficile diagnosticarla correttamente e stabilire se i sintomi riscontrati sono manifestazioni di disarmonia o di crisi evolutive transitorie. Sebbene gli eventi traumatici della vita possano influenzare l’insorgenza di una patologia depressiva nell’infanzia, la sintomatologia si sviluppa in virtù della modalità con cui il soggetto interpreta tali eventi e del significato che attribuisce alle situazioni negative. L’adolescenza, caratterizzata da una serie di trasformazioni fisiologiche, psicologiche e di ruolo sociale, rappresenta una fase di passaggio durante la quale è possibile ammalarsi di depressione, passando da uno stato di fisiologica depressione a uno di tipo patologico. La qualità della relazione familiare gioca un ruolo chiave nell’esordio, in adolescenza, di disturbi depressivi.
Per Approfondimenti:
Perrella, R. (2006). La depressione: storia, teoria, clinica. Roma: Carocci
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